Faux départ
L’orologio sembra barare: ogni secondo segna una sosta che trattiene il respiro. Le strade appaiono deserte e moltiplicano tuttavia inviti muti. Prima della partenza, tutto si immobilizza nell’esitazione di uno sguardo fermo.
Discografia completa
Ogni canzone apre il proprio paesaggio.
Singoli, EP e album. Ogni uscita ha la sua luce, il suo movimento e link di ascolto diretti.
L’orologio sembra barare: ogni secondo segna una sosta che trattiene il respiro. Le strade appaiono deserte e moltiplicano tuttavia inviti muti. Prima della partenza, tutto si immobilizza nell’esitazione di uno sguardo fermo.
Sussurrano a mezza voce; la notte accoglie queste frasi brevi che ricompongono il mondo. Una parola basta perché i gesti ritrovino la loro strada, come un magnete che ravviva sentieri freddi.
Il vagone costeggia il nord, dei vetri cuciono città e una luce piega delle carte; un libro appoggiato fa da finestra, e la pioggia che entra mantiene la traiettoria dei nomi fino all'alba esitante.
La chiave completa il suo giro, l'atrio esala un sereno blu; i passi si affievoliscono sul parquet cerato, le vetrine chiudono le loro palpebre. In quell'istante, ogni quadro abbassa la voce e riprende fiato.
I rami si curvano come frasi pazienti; qualcuno segue il loro arco, trova stelle incastrate nel fogliame e si stupisce di essere insieme smarrito e sospinto dall'altezza.
I neon disegnano linee sul pavimento freddo; lo spazio respira a respiri misurati, la finestra trattiene un fondo di mormorio, la tensione conta tre tempi poi svanisce, una nota alta mantiene l’equilibrio fino al mattino.
L'auto frena come un animale sorpreso; i fari mordono il nastro bagnato, le strisce bianche si ricuciono, e i nomi dei passeggeri tornano al bordo dei sedili, sobri, precisi, pronti a rientrare.
Le ombre scivolano sulla pelle come carte silenziose; un soffio trattiene il tempo, i passi si disfano, e la presenza muta fra braccia e sguardo inventa sogni che la notte accoglie senza chiedere una storia.
Sotto i neon il pavimento piastrellato riflette uno scontrino spiegazzato; la finestra trattiene un residuo di mormorio e una nota di piano sostiene la tenuta, mentre una mano cerca il codice di un armadietto dimenticato nella tasca.
La voce si perde al pianerottolo del terzo; lo schermo premuto alla tempia, il cuore cigola come un vecchio freno mentre i piani scorrono e un vicino con borse piene scambia un sorriso di circostanza.
Un nome viene pronunciato senza esitazione, le spalle rispondono con un portamento discreto; gli spigoli che pungono si distendono lentamente, e il passo riprende, misurato, sul tracciato di una fiducia restituita.
Mezzanotte e dodici davanti agli armadietti gialli: un nome ridotto a sei cifre, uno scooter che fa vibrare la notte, poi la serratura cede. Uno scontrino stropicciato, un libro morbido, la prova firmata di una tenerezza scambiata senza testimoni.